LA CITTÀ RACCONTA. QUARTIERE DI SANTA MARIA DEL ROVERE

LA CITTÀ RACCONTA. QUARTIERE DI SANTA MARIA DEL ROVERE

La preparazione del percorso di 𝐂𝐚𝐦𝐦𝐢𝐧𝐚𝐫𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐚 𝐯𝐢𝐭𝐚 𝟐𝟎𝟐𝟎, ci ha portato ad esplorare il quartiere di Santa Maria del Rovere, i parchi della Provincia, dello Storga e di Villa Margherita.
Siamo sicuri di non esaurire con il nostro racconto tutti i luoghi ricchi di storia e storie che si celano in questo quartiere; per questo vi anticiperemo e segnaleremo solo quei luoghi che attraverseremo o lambiremo lungo il cammino ….

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La camminata partirà dal 𝗣𝗮𝗿𝗰𝗼 𝗦𝗮𝗻𝘁’𝗔𝗿𝘁𝗲𝗺𝗶𝗼.
Oggi sede della Provincia di Treviso, il Parco è una cittadella che comprende in totale 21 edifici, tra cui un teatro, un auditorium, una chiesa, un asilo aziendale ed un museo sulla storia della psichiatria.
La cittadella è stata infatti realizzata nel 2009 secondo l’ambizioso progetto dell’architetto Toni Follina, diretto al recupero dei fatiscenti edifici facenti parte dell’ex ospedale psichiatrico Sant’Artemio realizzato ad inizio ‘900.
La struttura rimase operativa fino agli anni Novanta e con l’apertura dei Dipartimenti di Salute Mentale venne definitivamente abbandonata.
Molti i malati che qui hanno trovato accoglienza e cura, alcuni molto celebri, quale 𝘎ino 𝘙𝘰𝘴𝘴𝘪, pittore riconosciuto troppo tardi come importante personalità dotata di notevoli qualità artistiche nel panorama non solo trevigiano, e altri rimasti sconosciuti ma non per questo meno geniali, quali il Cividati, il Melicchia, il Brustolon.
I nuovi edifici accolgono oggi tutti i servizi dell’Amministrazione Provinciale trevigiana.
Il grande Parco è invece aperto al pubblico e liberamente fruibile negli orari di apertura indicati

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Proseguiamo con la nostra camminata ed entriamo nel Parco dello Storga.
Il parco, interamente percorso da un sentiero naturalistico, è costituito da aree in rimboschimento, uno stagno artificiale circondato da canneto, siepi perimetrali e soprattutto dalle risorgive del fiume Storga.
All’interno del parco si trovano:
• il Museo Etnografico “Case Piavone”, sede anche del noto Gruppo Folcloristico Trevigiano, dove oggetti e utensili folcloristici del Veneto rurale sono esposti al pubblico ed è periodicamente sede di mostre, incontri e seminari sulla tradizione e la cultura trevigiana e veneta;
• la sede del Gruppo Grotte di Treviso, fondato nel 1961, che svolge attività di esplorazione, ricerca, studio e divulgazione sulle tematiche del mondo sotterraneo e del carsismo, sia in Italia che all’estero;
• la sede del Gruppo Micologico Saccardo, fondato nel 1966 dalla alcuni amici dediti con passione allo
studio della flora micologica e incantati dalla Bellezza della Natura;
• gli orti urbani, un importante progetto che vuole valorizzare il ruolo aggregativo sociale della produzione di ortaggi e frutta a destinazione familiare;
• il Centro Provinciale di Recupero della Fauna Selvatica, che svolge un ruolo determinante di presidio del territorio e di cura e riabilitazione di animali rinvenuti e che vanta un’ampia area attrezzata per la riabilitazione dei pennuti ricoverati, con voliere e tunnel di volo.
Si raccomanda ai frequentatori il rispetto delle aree verdi, della fauna e in generale della quiete del parco.

 

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Uscendo dalla porta Sud del Parco dello Storga, circa 100 metri più avanti, incontriamo sulla sponda sinistra del fiume Storga la Chiesa della Madonnetta.
Non si sa di preciso quando sia stato edificato questo solitario luogo di preghiera dedicato alla Natività di Maria, certo è che i documenti catastali del ‘500 non ne fanno menzione e la croce dei cavalieri di Malta campeggiante sul timpano suggerisce una data di fondazione posteriore al 1530.
Una mappa del 1697 indica il tempietto come “chiesa in parte diroccata” e, osservandone l’architettura, si può pensare di circoscrivere l’epoca di costruzione alla fine del XVII o alla prima metà del successivo.
Al termine della Seconda Guerra Mondiale, la Chiesetta della Madonnetta è stata restaurata e ripristinata per l’interessamento dei coniugi Stringa che, nel bombardamento del 7 aprile 1944, persero i due figli Maria Teresa e Luigino. All’interno della chiesetta vi è una lapide che ricorda i 123 bambini rimasti uccisi durante il bombardamento di Treviso proprio quel giorno, il Venerdì Santo di 76 anni fa.

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Lasciamo la Chiesetta della Madonnetta alle spalle e proseguiamo la nostra camminata.
Poco oltre, alla nostra sinistra, veniamo catturati dal suono ipnotico di una ruota ad acqua, ancora funzionante: è testimone di uno dei due siti di archeologia industriale presenti nel quartiere (l’altro è la Fonderia) e apparteneva alla storica fabbrica di spazzole che la Famiglia Krüll, dal 1869 alle redini dell’azienda, portò alla ribalta come simbolo di uno stile di vita trevigiano, che nasce dal gusto, dalla cultura e dall’eleganza. Oggi, il sito è stato restaurato e vi sono unità abitative.
Percorriamo Via della Madonnetta e svoltiamo in Via delle Acquette. Questo lato del quartiere residenziale vanta un importante polo sportivo per l’attività promozionale e giovanile di avviamento alla pratica sportiva, costituito dalla palestra “Pascale”, da un pattinodromo coperto, un campo da calcio, una pista di atletica, un palazzetto per pallacanestro e un circuito esterno per pattinaggio ed hockey a rotelle.

 

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Dopo aver curiosato attraverso la siepe per vedere lo stato di avanzamento dei lavori al polo sportivo delle Acquette, ci dirigiamo verso Viale Brigata Marche.
Qui vi raccomandiamo di fare molta attenzione alle indicazioni dei nostri volontari e di rispettare le norme del codice della strada, utilizzando il marciapiede. Si tratta infatti di strada ad alta percorrenza che non sarà chiusa al traffico e con manto stradale a volte sconnesso. Il tratto è abbastanza breve, perché arrivati all’altezza della Autofficina MG ci immetteremo in una stradina privata attraverso un cancello carrabile, che sarà aperto appositamente per noi dal proprietario. Quindi costeggeremo l’ex scuderia e l’ex rimessa della grande Caserma “Tommaso Salsa”.
Questa ex caserma è un enorme complesso di 29mila metri quadri che ben rappresenta l’architettura militare di inizio Novecento, avente caratteristiche ben precise:
• la disposizione geometrica dei padiglioni disposti a quadrato sul cortile centrale;
• la collocazione dell’edificio destinato a comando, insistente su un corso viario principale, riportante l’ingresso alla struttura;
• l’indipendenza dei padiglioni raccordati fra loro solo con leggere strutture di copertura. L’impianto originario della caserma risale al 1915, verso il 1949 ci fu un ampliamento verso Ovest che raddoppiò l’area di pertinenza.
La costruzione della Caserma Salsa testimonia l’inizio del vero boom urbanistico del quartiere, fino ad allora zona rurale poco popolata, proseguito con i piani di edilizia popolare nel successivo Ventennio e negli anni ’60-’70.
La Caserma, dismessa totalmente nel 2005 con la cessazione del servizio di leva obbligatorio, a cui aveva fatto seguito un lento e inesorabile abbandono lasciato in mano al degrado e all’incuria, finalmente ora è di proprietà del Comune di Treviso. Qui, dopo i lavori di riqualificazione, dovrebbero trovare nuova sede l’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza. Inoltre, il Comune prevede di destinare alcuni stabili ad attività culturali e sportive, progetti voluti fortemente dall’Amministrazione per valorizzare la città ed investire in cultura, per poi candidare Treviso a capitale della cultura 2022.

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Rimaniamo nella zona della ex Caserma Salsa: poiché Piazza Martiri di Belfiore, situata di fronte al cancello principale della ex Caserma, è attualmente interessata da un importante intervento di riqualificazione, non sarà possibile attraversarla. Desideriamo tuttavia richiamare la vostra attenzione su due centri di interesse sociale e culturale, che tanto hanno caratterizzato e caratterizzano la vita di questo quartiere e non solo.
Il Mercato Campagna Amica: il mercato è temporaneamente ospitato ogni giovedì mattina nello spazio dietro l’oratorio parrocchiale di Santa Maria del Rovere e vede la presenza di una decina di aziende agricole, che propongono una gamma completa di prodotti agroalimentari della marca trevigiana. Prima dell’inizio dei lavori, il mercato era collocato nella centrale Piazza Martiri di Belfiore, ove una bella fontana ornamentale fungeva da completamento a questa realtà.
CINEMA Multisala Edera e Piccolo Edera: per raccontare i 60 anni del cinema Edera è necessario ripercorrere la storia di un’epoca, di una famiglia e di una grande passione. Il Cinema fu inaugurato il 1° settembre 1960 dalla vedova Righetti, che aveva portato a termine la sua costruzione per onorare il desiderio del marito scomparso poco prima. Fu rilevato nel 1972 dai giovani sposi Lilli e Sandro, che capirono subito l’importanza di abbandonare la cinematografia commerciale a favore del cinema d’essai. La scelta fu vincente, tanto che nel 1978 l’Edera proiettò il suo primo film in prima visione: l’opera d’esordio di un allora sconosciuto regista inglese, “Fuga di mezzanotte” del grande Alan Parker, recentemente scomparso. Nel tempo, i locali subirono varie ristrutturazioni, con la formazione di due sale cinematografiche e la creazione del Piccolo Edera, che consentì di diversificare ulteriormente la programmazione per rispondere in modo efficace ai desideri di spettatori sempre più curiosi e interessati. Oggi il Cinema Edera è il primo locale d’essai del Triveneto e il terzo d’Italia per numero di presenze.

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La nostra passeggiata prosegue attraverso questo sorprendente quartiere ed approda all’incrocio tra Viale Brigata Marche e Viale Brigata Treviso.
Pochi passi dopo aver svoltato l’angolo tra le due strade si trova una fontana a getto continuo, che non è collegata alla rete acquedottistica ma che ricava la sua acqua da un pozzo artesiano. Collocata su un muretto di mattoni lungo il passaggio pedonale, la fontana è costituita dalla tipica maschera di ghisa raffigurante un satiro dalle orecchie aguzze e le guance rigonfie. La fontana è particolarmente utilizzata ed amata dalla cittadinanza per l’alta qualità della sua acqua, che risulta essere fra le migliori a livello nazionale ed i cui valori sono risultati essere addirittura migliori rispetto a quelli di alcune acque minerali in bottiglia! Come non approfittare per riempire le nostre bottigliette e borracce?
Piacevolmente dissetati, proseguiamo il cammino fino al noto Teatro Sant’Anna, gestito dalla Compagnia Teatrale “Gli Alcuni”, nata nel 1973 per volere di Sergio Manfio, Francesco Manfio e Laura Fintina, i quali, intuendo il valore che il teatro può rappresentare da un punto di vista educativo, hanno rivolto la loro attenzione verso le giovani generazioni, fondando la prima Accademia di teatro per bambini e ragazzi. Nel 2015 il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo ha riconosciuto alla compagnia teatrale “Gli Alcuni” lo status di IMPRESA DI PRODUZIONE TEATRALE, sancendo così il suo ruolo fondamentale nel panorama teatrale nazionale, regionale e cittadino.
Accanto al Teatro, si trova l’edificio che accoglie l’oratorio parrocchiale di Santa Maria del Rovere, importante centro di aggregazione per i giovani.
Ma per scoprire il resto della storia, dovrete aspettare mercoledì prossimo.

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Uscendo dal retro dell’oratorio Don Bosco, non passeremo accanto a due importanti punti di riferimento per il quartiere, ma menzionarli è d’obbligo e sono: la storica scuola elementare Carmen Frova, ora adibita solo a scuola dell’infanzia, e poco oltre, la chiesa parrocchiale di Santa Maria del Rovere.
In particolare, la chiesa è un santuario mariano risalente al Cinquecento, affacciato alla Cal Nova, ed è intitolato alla “Madonna del Rovere” perché nei pressi sorgeva una grossa quercia. Nei secoli ha subito numerosi rimaneggiamenti e ampliamenti (l’ultimo nel secondo dopoguerra) che gli hanno conferito l’attuale maestoso aspetto. Alla fine del XVII secolo risale invece la costruzione della casa canonica.
Accanto alla canonica, c’è un edificio che sembrerebbe un battistero, tuttavia è un sacrario che conserva le tombe di alcuni caduti in guerra.
Discosta dalla chiesa, troviamo la torre campanaria in muratura, dove un orologio perfettamente funzionante scandisce la vita del quartiere.
Senza indugio, proseguiamo la nostra camminata tra le vie del quartiere, dove finalmente giungeremo in uno dei più importanti luoghi di ricreazione per grandi e piccini.
Sapete dirci quale?

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Mercoledì ci siamo lasciati con un indovinello: qual è il luogo nel cuore del quartiere di Santa Maria del Rovere molto amato da grandi e piccini?
Ma certo! È Il Parco di Villa Manfrin, conosciuto anche come Parco Villa Margherita!
Il Parco si estende su un’area di circa 3.300 Mq, è immerso nel verde e nella quiete, è caratterizzato da stagni colorati da ninfee, alberi maestosi e prato verde. Entrando da Via Cal di Breda, passeremo accanto al grande colonnato, davanti al quale si trova un bel laghetto.
Lungo il rilassante percorso verso la Villa, troveremo una bella fontanella da cui dissetarci: è iscritta in un’area pavimentata, ha forma ottagonale priva di decorazioni, con il classico rubinetto in ottone dalle sembianza di drago ed eroga acqua potabile. La fontana è stata costruita dalla storica Fonderia P. Montini di Padernello.
Ed eccoci arrivati alla bella Villa Manfrin, che per l’occasione sarà aperta ai camminatori!
Un tempo chiamata Villa Margherita, dal nome della proprietaria inglese Margherita Lichtenberg, fu costruita tra il 1775 e il 1783 dall’architetto G. Antonio Selva per volontà dell’imprenditore Girolamo Manfrin. L’edificio principale ha tre piani e all’interno ci sono alcune stanze decorate con stucchi. Fino al 2014 la villa è stata sede della Divisione Unità Mobili dell’Arma dei Carabinieri. Nel giardino antistante la villa, troviamo una grande fontana decorata con elementi scultorei.
Uscendo dalla villa, ci immergiamo nel grande parco dei trevigiani, dove ognuno di noi ci è stato almeno una volta. Percorsi ombreggiati dove fare attività fisica, aree gioco per i bambini, spazi verdi per il relax e infine le aree destinate al Parco degli Alberi Parlanti e alla Cedraia, entrambe in gestione agli Alcuni, con spazi espositivi e percorsi per l’apprendimento dei più piccoli. Di fronte all’antica Cedraia c’è una grande fontana solo ornamentale, in calcestruzzo, a base ottagonale. Al centro della vasca, un erogatore scaglia in aria un potente getto di acqua.
Vi siete riempiti gli occhi di bellezza e i polmoni di ossigeno? Forza allora, gambe in spalla, ci aspetta poco meno di 1 km di cammino ancora.

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Lasciamo il verde del Parco Villa Margherita e, attraversato il cortile del CEIS, Società Cooperativa Sociale (che ringraziamo per averci concesso il passaggio in sicurezza), sbuchiamo in Via Sant’Artemio. All’incrocio con Via del Guazzo si trova una curiosa fontana all’interno di un triangolo pavimentato a ciottoli, che rappresenta un raro esempio a Treviso di fontana a ruota. La struttura è in ghisa. Il beccuccio a L, provvisto di ferma secchio, esce da una maschera dalle sembianze umane, con capelli raccolti, fronte corrugata e lunghi baffi. Il corpo principale della fontana è sormontato da una tipica chiusura a campana con in cima una sfera. È visibile sul fronte la targhetta recante la scritta “Fratelli Ronfini Treviso”, nome dell’Officina Meccanica costruttrice. Pur mantenendo la ruota originale, la fontana oggi è alimentata dall’acquedotto comunale ed eroga acqua attraverso un moderno pulsante.
Dai, ci siamo! Gli ultimi 500 metri e poi, all’uscita da un sottopasso, vedrete l’arco di arrivo.
𝙇𝙖 𝙘𝙞𝙩𝙩𝙖̀ 𝙧𝙖𝙘𝙘𝙤𝙣𝙩𝙖 ha svelato una parte della storia di Treviso.


Ci piace pensare che la presentazione in anteprima degli angoli di Treviso, a volte un po’ dimenticati e che incontreremo lungo il percorso di questa quarta edizione, sia stata fonte di stupore, per coloro che non li conoscevano, e di serena consapevolezza, per chi già ne aveva memoria.
Camminare è anche questo: vivere e sentire luoghi che emozionano e fanno volare mente e cuore. Camminando si generano pensieri puliti, ci si commuove per un fiore o un ricordo, i passi imprimono ritmo al respiro e al cuore, il cammino diventa esplorazione interiore. Il benessere del movimento ci avvolge e infonde serenità.
Il 13 settembre vivremo questa esperienza anche per aiutare quei bambini che stanno lottando per guarire e che, grazie alle vostre donazioni, potranno magari unirsi a noi nelle prossime edizioni!

Vi aspettiamo il 13 settembre alle 9.00 al Parco Sant’Artemio, in Via Cal di Breda.

𝗖𝗣𝗟𝗩 per 𝗠𝗔𝗥𝗚𝗛𝗘𝗥𝗜𝗧𝗔 𝗖’𝗘’ 𝗔𝗡𝗖𝗢𝗥𝗔 𝗩𝗜𝗧𝗔

L’impegno solidaristico di CPLV si arricchisce quest’anno di un ulteriore importante progetto a favore dei giovani malati di cancro, organizzato dalla Associazione Margherita c’è ancora vita (TAG) in collaborazione con il reparto di Oncoematologia Pediatrica dell’Ospedale Ca’ Foncello di Treviso.

Il progetto prevede che, su segnalazione dell’Ospedale, piccoli/giovani malati vengano trasferiti in vicina località marina, ove vengono periodicamente raggiunti dai medici del reparto pediatrico per continuare a ricevere le necessarie cure.

Il progetto è concepito in modo da unire i benefici del mare alle terapie mediche ed all’essenziale contributo svolto dalle famiglie nel percorso di guarigione dei giovani malati, perché la lotta contro il cancro che colpisce un neonato/bambino/ragazzo travolge e coinvolge l’intera famiglia ….

Sentiamo allora direttamente dalle parole del Presidente di Margherita c’è ancora vita, Marco Mion, come nasce ed opera questa -giovane ma già molto conosciuta- Associazione ed in particolare il progetto “Una vacanza di vita”

CPLV per Fondazione Città della Speranza

Con le prime tre edizioni di 𝗖𝗮𝗺𝗺𝗶𝗻𝗮𝗿𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗹𝗮 𝗩𝗶𝘁𝗮 siamo riusciti a devolvere a Fondazione Città della Speranza complessivamente € 𝟵𝟰.𝟰𝟮𝟴,𝟴𝟮.- .

La intera cifra è stata nello specifico destinata a finanziare il progetto di ricerca sul trattamento dell’ernia diaframmatica congenita infantile di Fondazione Città della Speranza (per maggiori info qui sul nostro sito)

L’impegno di CPLV a sostegno della ricerca su questa grave patologia pediatrica continua.

Pubblichiamo allora il video inviatoci dalla dott.sa Martina Piccoli, responsabile del Laboratorio di Ingegneria Tissutale presso l’Istituto di Ricerca Pediatrica Città della Speranza di Padova, che ci illustra lo stato dell’arte di questo importante studio di ricerca.